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MONTESILVANO: L’EMERGENZA CEMENTO RIMANE

C’è uno scollamento evidente, come spesso accade, tra i comunicati quotidiani della giunta Maragno e la realtà osservabile in città.
Questa volta, dopo lo scorso consiglio comunale, apprendiamo dal neo-assessore Fumo l’ “abolizione dei premi di cubatura”.

Ma a Montesilvano c’è ancora un’emergenza cemento.

Per fortuna i cittadini montesilvanesi sono ancora liberi di alzare lo sguardo ed osservare le gru che si stagliano nel cielo, sanno leggere con curiosità i cartelloni di cantiere disseminati sul territorio cittadino.
Ebbene sì, palazzoni alti 6 o 7 piani continuano imperterriti a spuntare come funghi, nonostante il voto “eroico” del sindaco Maragno e della sua maggioranza. Come si spiega tutto ciò?

Innanzitutto occorre ricordare che questa amministrazione di centrodestra ha inteso approvare il famigerato Decreto Sviluppo, che ha consentito, a titolo di esempio, la costruzione di edifici di oltre 20 metri di altezza a distanza di appena 10 metri da case di soli tre piani. Togliendo luce e aria e regalando una desolante sensazione di oppressione.
Spesso sono lavori avviati da pochi anni, quindi iniziati durante il mandato di Francesco Maragno, sindaco che ha inspiegabilmente tenuto a lungo per sè la delega all’urbanistica. Spesso mancano marciapiedi, parcheggi, anche il semplice spazio per il transito contemporaneo di due veicoli.

Abbiamo chiesto continuamente e costantemente, nelle commissioni e in ogni sede deputata, la revisione del Piano Regolatore, strumento di pianificazione urbanistica risalente ormai al lontano 1999, che in questa datata versione ha consentito a Montesilvano l’invasione terrifica del cemento.
Spettava al sindaco con delega all’Urbanistica mettere finalmente mano al PRG, magari con la partecipazione della cittadinanza e in maniera condivisa, per invertire l’espansione cementizia e riqualificare davvero l’esistente.
Nulla di tutto questo è stato fatto. Piuttosto, abbiamo notizie di alcuni cittadini che sono dovuti ricorrere al TAR per far valere i propri diritti, contestando l’illegalità del PRG vigente. Di cosa dovremmo gioire dunque oggi? Solo della sudata abolizione di alcune norme relative a poche zone della città, dove forse l’interesse di chi fa affari è già sceso, per concentrarsi altrove.

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